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Attacchi di squali e viaggi low-cost
Gli attacchi di squali sembrano essersi intensificati negli ultimi tempi, con conseguenze mortali in Egitto, Caraibi, Seychelles e Sud Africa, tanto per citare i casi più recenti ed eclatanti. Secondo un rapporto della International Shark Attack File, gli attacchi sono cresciuti del 25% tra il 2009 e il 2010. Secondo il rapporto, i voli low-cost avrebbero giocato un ruolo nell’aumentare la presenza umana nelle aree dove si sono verificati gli attacchi. Ma è proprio così?
Secondo l’esperto sudafricano di squali Jean Pierre Botha, più che i voli low-cost contano l’aumento dei bagnanti e dei surfisti, le mute sempre più tecniche che consentono di stare in acque fredde più a lungo, fino al calare della sera, quando gli squali sono più attivi. Inoltre il drastico decremento di pesce a causa della pesca incontrollata ha costretto gli squali, per procacciarsi il cibo, a spingersi in aree precedentemente trascurate e maggiormente frequentate dall’uomo. Una soluzione molto efficace al problema sembrano essere le reti antisqualo, da decenni sperimentate in Sud Africa, recentemente allestite a protezione della splendida baia di Anse Lazio (Seychelles), dove nell’estate del 2011 si sono verificati due attacchi mortali. Ma c’è anche l’altro verso della medaglia, per il tremendo impatto che le reti possono avere sull’ecosistema, uccidendo non solo squali, ma anche delfini, balene e tartarughe che vi si impigliano.
Prima di farsi prendere dalla fobia dell’acqua occorre però razionalizzare il problema. Ogni anno vengono uccisi dai 40 ai 70 milioni di squali dall’uomo, mentre il contrario si conta sulle dita di una mano, forse due. Ogni squalo che incontra un uomo farebbe meglio a darsi alla fuga…
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