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Rhino poaching: la mattanza continua.

Rhino poaching: la mattanza continua.

83 nel 2008, 122 nel 2009, 333 nel 2010, 220 a luglio 2011. Sono i numeri della mattanza che si sta abbattendo sui rinoceronti in Sud Africa. Ma quali le cause? E quali le possibili soluzioni?

Il valore di 1 kg d’oro è di circa $50.000. Quello di un corno di rinoceronte ha ormai sfondato i 60.000. Secondo la medicina tradizionale cinese l’uso della polvere di corno di rinoceronte serve a curare mal di testa, intossicazioni, influenza, persino il cancro, come ha recentemente affermato un ministro del governo vietnamita, facendo impennare la domanda dal suo paese. Si tratta ovviamente di affermazioni che hanno un valore scientifico nullo. Le corna di rinoceronte sono fatte di keratina, lo stesso materiale delle nostre unghie e capelli. Curarsi dal cancro o dall’influenza assumendo polvere di corno di rinoceronte o mangiandosi le unghie ha lesattamente lo stesso (non) effetto.

Le soluzioni:

A) Aumentare la prevenzione. La sola controindicazione è data dai costi altissimi, ancor più improponibili quando le casse dello stato sono vuote. Un singolo binocolo con night vision costa oltre 25.000 euro, per non parlare delle operazioni di intelligence e degli elicotteri.

B) Shoot-to-kill. Se scovi un bracconiere, o qualcuno che gli assomiglia, lo freddi sul posto. Il principio è prima spari, poi (ti) fai delle domande. A molti piace, soprattutto per la semplicità. In ogni caso, a prescindere dalle implicazioni umanitarie della faccenda, la strategia del shoot-to-kill è stata diffusamente utilizzata in Zimbabwe a cominciare dalla metà degli anni ’80. Risultato: qualche bracconiere all’altro mondo (167 tra il 1984 e il 1994), ma al contempo i rinoceronti sono scesi da 1500 a 440.

C) Ottenere la rimozione della messa al bando del divieto di commercio di corna di rinoceronte, disposto fin dagli anni ’70 dalla CITES (Convention on International Trade of Endagered Species) delle Nazioni Unite. Può sembrare una proposta folle, ma è avanzata da numerose associazioni ambientaliste. Il concetto è che il proibizionismo ha fallito. La liberalizzazione (seppur controllata anche in modo piuttosto rigido) farebbe crollare i prezzi del mercato, a danno della criminalità organizzata.

D) Rimuovere i corni dai rinoceronti. E’ uno scempio, l’ammissione di una sconfitta di fronte al Male. Ma è meglio un rinoceronte senza corno ma vivo o un rinoceronte morto?

E) Allevare i rinoceronti. Per tagliare i corni e venderli sul mercato (nell’ipotesi dell’eliminazione del bando da parte del CITES). Per quanto suoni bizzarra, è una proposta seria. I corni sono fatti di keratina, come unghie e capelli. E come questi, ricrescono. I prezzi di mercato crollerebbero, così come gli utili della criminalità organizzata legata a questo commercio.

F) Investire in informazione ed educazione, soprattutto nei paesi asiatici da cui proviene la domanda di polvere magica. Le possibilità di successo sarebbero simili a quelle di un cammello di passare per la cruna di un ago e, per rimanere in tema, con tempi biblici. Forse sarebbe più utile arruolare dei testimonials di grande richiamo (sportivi, atleti, personaggi dello spettacolo), in grado di oscurare facilmente le cretinate di qualche ministro o politicante da strapazzo.

G) Avvelenare i corni.

Alcuni farmer sudaficani hanno annunciato di avere iniettato dosi di veleno (un derivato del cianuro) nei corni dei loro rinoceronti, totalmente innocue per l'animale ma potenzialmente letali per l'uomo. La morte nell'agosto del 2010 di un thailandese che si sarebbe “curato” con polvere di corno di rinoceronte, ne sarebbe la prova. La soluzione può suonare estrema e inaccettabile per le sue implicazioni e, con tutta probabilità, con la giusta cassa di risonanza, sarebbe sufficiente provocare conseguenze meno gravi per far crollare la domanda di mercato. Dei semplici, prolungati e atroci dolori intestinali potrebbero essere una soluzione più accettabile. E’ la mattanza dei rinoceronti, nel nome di assurde superstizioni e di un'avidita senza scrupoli, che non lo è.

Stabilito che la sopravvivenza del rinoceronte dipende dal prezzo, resta da decidere chi lo fa, il prezzo. Occorre trovare il modo di togliere il pallino dalle mani del mercato nero e della criminalità organizzata. E fare in modo che un rinoceronte vivo valga di più, molto di più, di un rinoceronte morto.

Per leggere il testo completo anche di illustrazioni cllcca qui.

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Commenti

Pubblicato da dona
Al di la' del commento che sorge spontaneo nel vedere la foto pubblicata che descrive molto bene lo scempio che si sta compiendo, e che fa pensare ogni giorno di piu’ che le bestie siamo noi umani, a me piace il punto G , assicurandosi pero’ che il veleno sia effettivamente e totalmente innocuo per l’animale ; ancora di piu concordo pero’ con i punti E ed F . Trovo infatti che il far conoscere e l’educare sia il primario passo per civilizzare e per progredire.
Pubblicato da Puffetta69
Il grande Ghandi diceva che un popolo si definisce per come tratta i propri animali. Mi verrebbe da dire che i sudafricani siano incivili. Il problema sta appunto alla radice: corruzione ai massimi livelli in Sud Africa e totale ignoranza nei paesi che richiedono il corno: Vietnam e Cina. Occorre quindi educare tutti e tre i popoli, affinché questa meravigliosa creatura non si estingua.
Pubblicato da Pendragon66
La soluzione G è molto intrigante. I maggiori controlli in Africa sono una chimera in quanto è propro la corruzione di chi è preposto aio controllli che favorisce il bracconaggio





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