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Kilimanjaro
Il Kilimangiaro, con i suoi tre coni vulcani Kibo, Mawenzi e Shira, è uno stratovulcano in fase di quiescenza, situato nella Tanzania nord-orientale. E con i suoi 5895 metri è la montagna più alta del continente africano e uno dei vulcani più alti del mondo. È formato da tre crateri: il più antico, Shira, ad ovest, con una altitudine di 3962 metri, il Mawenzi ad est, con una altitudine di 5149 metri e, tra i primi due, Kibo, che è il più recente e mostra tuttora segnali di attività, in forma di fumarole. Tra il Kibo e il Mawenzi giace una piattaforma di circa 3600 metri, chiamata “la sella”, che costituisce la maggiore area di tundra di altura in Africa. Nel 2003 gli scienziati hanno constatato che una certa quantità di magma si trova a soli 400 metri sotto il cratere: si teme quindi che il vulcano possa collassare (o esplodere) come fece il Monte Sant'Elena (Stati Uniti) nel 1980. Anche se non si hanno informazioni precise su quando sia avvenuta l'ultima eruzione, alcune leggende locali fanno pensare che ce ne sia stata una circa 170 anni fa. La sommità del vulcano è ricoperta da un ghiacciaio perenne (il Ghiacciaio di Rebmann).

Il parco fu dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1987 e si trova nella parte nordorientale della Tanzania al confine con il Kenya. L'ingresso principale del parco, il Marangu Gate si trova circa 30 km a nord della città di Moshi, a 1.870 m di altitudine.
Sono state censite circa 180 specie di uccelli, la maggior parte delle quali abitano la zona di foresta pluviale: tra esse un cenno particolare merita lo storno di Abbot (Cinnyricinclus femoralis), molto raro al di fuori di questa area. Tra le specie reperibili nelle zone più elevate vengono segnalati: il gipeto, la sassicola di Erlanger, il beccamoschino di Hunter, la nettarinia malachite di Johnston e il corvo collobianco. Meritano infine una menzione una rara specie di farfalla, la Papilio sjoestedti che vive, oltreché sul Kilimanjaro, anche a Ngorongoro e sul Monte Meru, e una sua sottospecie di colore nero, la Papilio sjoestedti che si trova solo sul Kilimanjaro.
La vegetazione del Kilimanjaro può essere suddivisa in quattro zone:
* la zona della foresta pluviale (da 1.801 m a 2.700 m), ricca di rigogliosa vegetazione dominata dagli alberi ad alto fusto;
* la zona della brughiera (da 2.700 m a 4.000 m), abitata prevalentemente da specie arbustifere;
* la zona del deserto d'alta quota (da 4.000 m a 5.000 m), desertica e desolata;
* la zona sommitale (da 5.000 m a 5.895 m), spesso coperta dalle nevi e soggetta a condizioni climatiche estreme.
Zona della foresta pluviale (1.800 - 2.700 m)
Questa è certamente la fascia più ricca di specie vegetali, dominata da alberi ad alto fusto dalle chiome rigogliose che ricoprono totalmente i sentieri formando suggestive foreste a galleria. Le specie ad alto fusto maggiormente rappresentate sono: la Macaranga kilimandscharica, l'Albizia schimperiana e la Mitragyna rubrostipulata. Accanto a questi veri e propri giganti del regno vegetale crescono alberi di dimensioni più ridotte quali la Tabernaemontana holstii, la Xymalos monospora e la Agauria salicifolia. Tra le specie erbacee si incontrano specie caratteristiche quali le orchidee del genere Polystachya, alcune varietà di Impatiens: la Impatiens pseudoviola di colore rosa e la Impatiens kilimanjari dai fiori rosso scarlatto, e la Mimulopsis kilimandscharica, una pianta erbacea con fiori rosa.
Nel versante nord e ovest la foresta riceve meno piogge e qui si incontrano specie differenti: alti e contorti esemplari di ginepro (Juniperus procera), e due specie di olivo, l' Olea Africana alto fino a 10 metri e l'Olea kilimandscharica alto fino a 30 metri.
Alle quote più elevate gli alberi si diradano. Si osservano esemplari isolati di varie specie di Podocarpus, di Ilex minutus e dei grandi alberi della canfora africana Ocotea usambarensis, che possono raggiungere i 40 metri d'altezza. Nelle zone più umide e riparate l'Hagenia abyssinica, rosacea con grandi foglie pennate, si ricopre con eleganti fiori rosso scuro.
Zona della brughiera (2.700 - 4.000 m)
Al di sopra della linea degli alberi scompaiono le piante ad alto fusto ma sono tuttavia presenti numerose specie vegetali. La zona più bassa della brughiera è popolata da fitti cuscini di Erica arborea che creano suggestivi effetti cromatici. Le piante più singolari di questa zona sono comunque i seneci giganti (Dendrosenecio kilimanjari e Dendrosenecio johnstonii), caratteristica pianta dal lungo tronco che regge una ampia e carnosa rosetta fogliare, e la Lobelia deckenii, una specie della famiglia delle Campanulacee che cresce fino ad 3 metri di altezza, con grandi spighe verticali claviformi.
Completano il paesaggio numerose altre specie meno appariscenti ma che offrono una varietà di sfumature cromatiche: gli arbusti di Hypericum revolutum con piccoli fiori gialli, l'Helichrysum kilimanjari con fiori giallo intenso, la liliacea Kniphofia thomsonii, i Gladiolus watsonioides con fiore rosa salmone, l'orchidea Disa stairsii, con bella spiga rosa intenso, l'Anemone thomsonii, il giallo Ranunculus oreophylus, la Scabiosa comumbaria dai fiori rosati, l'Anthospermum usambarensis, cespuglio somigliante al cipresso con fioriture bianche, e la Stoebe kilimandscharica con minuscole foglie grigio-argentate.
Zona del deserto d'alta quota (4.000 - 5.000 m)
La vita vegetale in questa zona è limitata ad alcune specie erbacee dalla sviluppata capacità di adattamento a condizioni ambientali poco favorevoli. Oltre che muschi e licheni lapidicoli è possibile vedere esemplari di Carduus chamaecephalus, di forma appiattita e con foglie pelose e spinose, ciuffi isolati di Pentaschistis minor, detta "erba del deserto" e differenti specie di Helichrysum.
L'Haplocarpha rueppellii e l'Haplosciadium abyssinicum sono altre due specie che, grazie a foglie crassulente e ad un rivestimento di fitti peli argentei, che riflettono le radiazioni solari e riducono le perdite d'acqua e di calore, riescono a sopravvivere a queste altitudini.
Zona sommitale (5.000 - 5.895 m)
A causa delle condizioni climatiche estreme di questa zona (basse temperature, radiazioni solari molto intense, ossigeno rarefatto) sono poche le specie vegetali che riescono a sopravvivere. Tra di esse si possono annoverare l'erbacea Helichrysum newii e i licheni della specie Xanthoria elegans.
Il parco è ricchissimo di specie animali: sono state censite oltre 140 specie di mammiferi incluse 7 specie di primati, 25 di carnivori, 25 di antilopi e 24 specie di pipistrelli.
Nella zona delle falde, nonostante il crescente sfruttamento agricolo abbia modificato le caratteristiche del territorio, sopravvive una popolazione di qualche centinaia di elefanti (Loxodonta africana) e non è raro incontrare anche qualche esemplare di bufalo e di leopardo. Il rinoceronte nero (Diceros bicornis), una volta presente in questa area, è ormai estinto.
Tra i mammiferi che popolano la foresta pluviale vanno menzionate differenti specie di primati: il babbuino, il cercopiteco, il colobo orsino, la guereza ed alcune specie di Galago.
Al di sopra della linea degli alberi le specie di mammiferi più significative sono l'antilope alcina, l' antilope di Abbot, la Sylvicapra grimmia, il Tragelaphus scriptus e il Cephalophus natalensis. Sono reperibili inoltre numerose specie di roditori, quali il Dendrohyrax validus, e di insettivori.



