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Ayers Rock (Uluru)


Uluru (chiamata in inglese Ayers Rock) è la più imponente formazione rocciosa dell'Outback australiano, nel Parco nazionale Uluru-Kata Tjuta, 450 km a sudovest della città di Alice Springs. Si tratta di un luogo sacro per gli aborigeni, formalmente riconsegnato dal governo australiano agli indigeni del luogo nel 1985. Circondata dalla superficie completamente piana del bush, Uluru è visibile da decine di chilometri di distanza ed è celebre per la sua intensa colorazione rossa, che muta in maniera spettacolare (dall'ocra, all'oro, al bronzo, al viola) in funzione dell'ora del giorno e della stagione; caratteristiche che ne fanno una delle icone dell'Australia. La superficie, che da lontano appare quasi completamente liscia, rivela avvicinandosi molte sorgenti, pozze, caverne, peculiari fenomeni corrosivi e antichi dipinti.

Uluru viene spesso definita un monolito, ma più precisamente è una parte di una formazione rocciosa monolitica molto più grande e in gran parte sotterranea [1] che comprende anche i Kata Tjuta e il Monte Connor. Uluru si staglia per circa 320 m. rispetto al territorio circostante; ha un'altitudine di 864 m s.l.m.; ha un diametro di circa 8 km, ed è caratterizzata da una superficie molto dura e pareti estremamente lisce a strapiombo. Caratteristica notevole della roccia è il modo in cui essa sembra cambiare colore nelle diverse ore del giorno e nei diversi mesi dell'anno; alba e tramonto, in particolare, producono veloci variazioni di colore estremamente spettacolari (probabilmente la più grande attrazione turistica australiana). Questi effetti di colore sono dovuti a minerali come i feldspati che riflettono particolarmente la luce rossa. La roccia è costituita in larga parte di ferro e il suo colore rosso è dovuto all'ossidazione.



A 25 km da Uluṟu si trovano i monti Kata Tjuta, letteralmente "Molte teste", che fanno parte della stessa formazione rocciosa e hanno un simile colore rosso. I Pitjantjatjara e gli Yankunytjatjara chiamano i turisti che vanno a visitare Uluru e i Kata Tjuta "Minga tjuta" che significa "Formiche", così da descrivere l'immagine che danno dalla cima di queste formazioni.

Uluru ha un ruolo particolare nella mitologia del "Dreamtime" ("Era del sogno" o "Tjukurpa") delle popolazioni del luogo. In generale, il tjukurpa è un insieme di miti di formazione, volti a spiegare le caratteristiche geografiche del territorio (pozze, montagne, caverne e così via) come tracce dei viaggi e delle azioni di esseri ancestrali (vissuti, appunto, nell'"epoca del sogno" che precede la memoria umana). Inoltre, gli aborigeni ritengono che questi elementi geografici mantengano per sempre l'essenza vitale e creativa degli esseri che l'hanno generata. Queste creature ancestrali sono generalmente descritti come giganti in parte umani e in parte simili ad animali o piante. Il sito di Uluru porta i segni dell'attività di numerose creature ancestrali. La maggior parte dei miti su Uluru, sulle sue caverne, le sue pozze, le sue sorgenti, o le caratteristiche del paesaggio circostante sono segrete e non vengono rivelate ai "Piranypa" i non-aborigeni; solo gli elementi generali della storia della formazione di Uluṟu sono noti. Secondo il mito, Tatji, la Lucertola Rossa, che abitava nelle pianure, giunse a Uluru. Lanciò il suo kali (boomerang), che si piantò nella roccia. Tatji scavò la terra alla ricerca del suo kali, lasciando numerosi buchi rotondi sulla superficie della roccia. Questa parte della storia è volta a spiegare alcuni insoliti fenomeni di corrosione sulla superficie di Uluru. Non essendo riuscito a trovare il suo kali, Tatji morì in una caverna; i grossi macigni che vi si trovano oggi sono i resti del suo corpo. Un altro mito riguarda due fratelli Bellbird (un uccello australiano della famiglia dei passeri) che cacciavano un emù. L'emù fuggì verso Uluru e due uomini lucertola dalla lingua blu, Mita e Lungkata, lo uccisero e lo macellarono. (Alcuni grossi macigni nei pressi di Uluru sono interpretati come pezzi della carne dell'emù). Quando i fratelli Bellbird giunsero sul posto, gli uomini lucertola diedero loro un misero pezzetto di carne, sostenendo che non c'era altro. Per vendetta, i fratelli Bellbird diedero fuoco al riparo degli uomini lucertola. Questi cercarono di fuggire scalando le pareti della roccia, ma caddero e arsero vivi. Questa storia spiega i licheni grigi sulla superficie della roccia nella zona dove si sarebbe tenuto il pasto (che sono considerati traccia del fumo dell'incendio) e due macigni semi-sepolti (i resti dei due uomini lucertola). Queste e altre storie del dreamtime sono rappresentate da numerosi dipinti rupestri lungo la superficie di Uluru. Secondo la tradizione aborigena, questi dipinti vengono frequentemente rinnovati; fra gli innumerevoli strati di pittura, i più antichi risalgono a migliaia di anni fa. Diversi luoghi lungo il perimetro di Uluru hanno valenza religiosa particolarmente forte e i turisti che li visitano sono soggetti a diversi livelli di proibizione (per esempio di non avvicinarsi a determinati luoghi o non scattare fotografie). 

Gli aborigeni hanno richiesto più volte che i turisti non scalino la roccia, sia perché si tratta di un luogo sacro nella mitologia aborigena del dreamtime, sia per motivi di sicurezza. Nel 1983, il Primo Ministro australiano Bob Hawke promise che avrebbe vietato la scalata. Tuttavia, quando il governo australiano restituì la proprietà di Uluṟu agli Anangu (il 26 ottobre 1985), furono poste le due condizioni che per 99 anni Uluṟu fosse gestita congiuntamente con l'associazione nazionale "National Parks and Wildlife" e che durante questo periodo fosse concesso ai turisti di scalare la roccia. La scalata di Uluru è infatti un'attrazione turistica molto importante, e soprattutto molto apprezzata dai giapponesi, che costituiscono una percentuale significativa della popolazione di turisti in Australia. Sebbene nel 1964 sia stato posizionato sulla roccia un corrimano (esteso nel 1976), l'ascesa è ancora piuttosto pericolosa a causa delle superfici ripide e lisce, della fatica della scalata (che dura circa un'ora) e, almeno in alcune ore e stagioni, del rischio di insolazioni; l'attacco di cuore è fra le principali cause di morte.



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