Africa
Algeria
L'Algeria indipendente
Immediatamente dopo aver ottenuto l'indipendenza, l'Algeria fu scossa dai conflitti interni fra le diverse fazioni che aspiravano al potere, in particolare tra il GPRA (Governo Provvisorio della Repubblica Algerina, firmatario degli accordi di pace di Evian con la Francia), più pluralista diretto da Abbas e Belkacem (sostenuto da Ait Ahmed, Bitat, Mohamed Boudiaf), e l'esercito partigiano ANP (Armata Nazionale Popolare), più militarista e dittatoriale condotto da Houari Boumedienne (sostenuto da Ben Bella e Khider). In un primo tempo, lo stesso Houari Boumedienne cercò l’appoggio del capo storico (dell’interno) Mohamed Boudiaf promettendogli il sostegno dell’Esercito qualora avesse accettato di guidare la nuova Algeria, soprattutto, per ricomporre la frattura tra politici e militari. Lo stesso Mohamed Boudiaf rifiutò qualsiasi investitura che provenisse dall’Esercito e si dichiarò disponibile solo attraverso un normale processo democratico con elezioni libere e pluraliste. Houari Boumedienne offrì, allora, il sostegno militare all’altro capo storico (dell’esterno), cioè, Ben Bella a condizione che egli avviasse la costruzione di un socialismo di tipo sovietico e con gli aiuti sovietici (ANP è stata equipaggiata dall’URSS e formata da istruttori sovietici fino ai tempi di Chadli).
Nonostante questa crisi, il 20 settembre 1962 si tennero le elezioni per l'Assemblea Costituente, da cui uscì vincitore lo stesso Ben Bella, designato primo capo di governo dell'Algeria indipendente. Tra il 1962 e il 1963 furono vietati il Partito Comunista Algerino (PCA), ma anche le formazioni politiche di vecchi militanti del FLN come il Partito delle Rivoluzione Socialista (PRS) di Boudiaf e il Fronte delle Forze Socialiste (FFS) di Ait Ahmed.
L'8 settembre 1963, l'Assemblea Costituente emise una nuova Costituzione in cui l'Algeria veniva dichiarata repubblica presidenziale, e Ben Bella divenne presidente. La manovra di Ben Bella fu vista da molte parti come il primo passo verso l'instaurazione di un regime militare e comunque a partito unico (il "nuovo" FLN). Un movimento armato ribelle, nato in Cabilia e guidato da Aït Ahmed, fu represso nel sangue. In seguito, Ben Bella mise in atto una serie di riforme di ispirazione socialista, perché in tutta l’Algeria si stava diffondendo l’autogestione spontanea, cioè, la sistematica appropriazione dei processi produttivi da parte dei lavoratori che conoscevano ancora i processi di lavorazione dopo essere rimasti senza i “padroni francesi”.
Le risoluzioni finali del 3º congresso del FLN (aprile 1964) esimevano il presidente da ogni responsabilità sia verso il FLN sia verso l'Assemblea Nazionale. Ben Bella ne approfittò per cercare di isolare l'ormai troppo potente Houari Boumedienne, primo vice-presidente e ministro della difesa e da sempre suo sostenitore, licenziando man mano i suoi seguaci fino al ministro degli esteri Abdelaziz Bouteflika.
Il 19 giugno 1965, il colonnello Boumedienne diede luogo al “raddrizzamento rivoluzionario” che nient'altro era se non un colpo di Stato, appoggiato fra gli altri da Bitat, a cui seguirono violenti disordini, arresti in massa di militanti di sinistra, condanne all'esilio e la nascita di nuove organizzazioni armate antigovernative. In realtà Houari Boumedienne rimproverava a Ben Bella la sua incapacità a trasformare l’autogestione, diffusa ma popolare, in gestione di Stato del socialismo su modello sovietico. Per questo, lo stesso Houari Boumedienne definì la propria operazione un “Raddrizzamento Rivoluzionario”.
Un primo tentativo di rovesciare Boumedienne ebbe luogo nel 1967, ma non ebbe successo. Boumedienne fece probabilmente uccidere dai servizi segreti Khider (in esilio in Spagna) nel 1967 e Belkacem (in esilio in Germania) nel 1970. Sempre nel 1967, l'Algeria dichiarò guerra ad Israele, prendendo così parte nella guerra arabo-israeliana, anche se truppe algerine non entrarono di fatto mai in azione. Boumedienne proseguì la politica socialista statalista di Ben Bella, statalizzando l'industria petrolifera nel 1971, per poi sviluppare ulteriormente la riforma agraria e istituire un servizio di assistenza nazionale. Il tutto, mantenendo il FLN come partito unico ma continuando a sottoporlo alle forze armate. Nel 1976, la costituzione venne modificata dichiarando ufficialmente l'Algeria stato socialista. Alla morte di Boumedienne (27 dicembre 1978) salì al potere Chadli Bendjedid, il più anziano in grado fra i militari, che instaurò un regime presidenziale con mandato quinquennale del presidente. Chadli (riconfermato nel 1984 e poi ancora nel 1988) mise in atto una politica più moderata dei suoi predecessori, indebolendo il potere repressivo e cercando anche la riconciliazione fra i diversi gruppi politici algerini. Emarginò Bouteflika, fece rilasciare Ben Bella, favorì il rientro di Ait Ahmed e portò avanti accordi con la Francia per favorire il ritorno in patria di 800.000 profughi che avevano lasciato il paese negli anni precedenti. Nella prima metà d'ottobre scoppiano dei moti popolari che accelerarono la democratizzazione. Nel 1989, la nuova costituzione introdusse numerose riforme in senso democratico; per la prima volta nella storia dell'Algeria indipendente, divenne possibile formare partiti politici (precedentemente, l'FLN era l'unico partito legale).



